Samādhi, rilassamento, libertà

Ven. M. Punnaji Mahathero

..Alcuni praticanti di vipassanā utilizzano la citazione «In cio che vedi ci sia solo il visto..» per riferirsi alla loro meditazione, ma ciò che stanno facendo è custodire i sensi (indriya samvara). Quando spiegano che si tratta di guardare qualcosa senza speculare mentalmente su di essa, stanno descrivendo proprio la custodia dei sensi, che consiste anche nel distogliere la mente o nel ritirare l’attenzione da ciò che si osserva.

Ciò che la citazione significa è che bisogna comprendere che nel vedere c’è solo il vedere. Non c’è un soggetto che vede né un oggetto visto, c’è solo l’esperienza (il vedere). Il processo del vedere è il processo della percezione. Il Buddha rivolse questo insegnamento a Bāhiya, uno yogi esperto nella meditazione sulla tranquillità (samatha); non si trattava di un principiante. Per lui fu facile comprenderlo; perciò divenne un Arahant pochi minuti dopo.

Un principiante non comprenderà appieno questo concetto e lo interpreterà solo come la sorveglianza dei sensi (indriya samvara). La parola samādhi non significa concentrazione. Significa tranquillità. Uso il termine equilibrio. La parola «sama» significa uguale. Il samādhi è uno stato mentale di armonia; la mente è serena, non scissa in due, non è in conflitto ed è calma.

Quando entri nel samādhi, il tuo corpo si rilassa e la mente si calma a tal punto che smetti di sperimentare un “sé”. Allora, ti convinci che il “sé” è solo un concetto. Più tardi, quando esci dal samādhi, ricominci a sperimentare il ‘sé’. Così, inizi a vedere che il “sé” che stai sperimentando deriva da impulsi emotivi, tensioni e identificazioni. Quando si parla di anicca, dukkha e anatta, si tratta di una teoria, ma qui l’anatta viene sperimentato.

Almeno per la prima volta, hai sperimentato che non c’è un “sé”*. Ora, diventa facile per te accettare il fatto che il Buddha dice che non c’è un ‘sé’. Hai l’esperienza personale che qui non c’è alcun “sé” coinvolto.

La sensazione di “sé” è il risultato di emozioni e tensioni. Con l’approfondirsi della calma durante la meditazione samatha, la sensazione di ‘sé’ si riduce gradualmente. Quando si raggiunge la quiete mentale, la sensazione di “sé” scompare completamente.

Tratti da: Letting go of the Self,

Lessons in buddhist Psychology

* Ovvero, che il sé apparente è il prodotto di una percezione distorta della realtà dell’ esperienza e in quanto tale illusorio, senza riscontro nella realtà oggettiva

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