La Piaga dei Guru Fai-Da-Te nell’Era Digitale

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«Per prima cosa, il saggio stabilizzi se stesso in ciò che è corretto, e solo dopo istruisca un altro; in questo modo egli non sarà soggetto a censure».

(Dhammapada, Attavagga)

Da almeno un decennio, da quando cioè i social sono diventati preponderanti nelle nostre vite, è esploso il preoccupante fenomeno degli auto proclamati insegnanti di meditazione e mindfulness coach. Ma come riconoscere un istruttore o insegnante di meditazione serio da un fuffaguru? Di seguito, alcune red flag per riconoscere un fuffaguru:

• Ha una motivazione mondana, cerca la fama, le lodi o vantaggi economici;

• Non si è formato in un lignaggio tradizionale;

• Rifiuta l’autorità spirituale dei maestri, delle scuole e dei testi canonici;

•Non segue un mentore, un insegnante, un supervisore in carne ed ossa;

•Fa discorsi infarciti di frasi fatte sulla consapevolezza e sulla resilienza buone in ogni occasione;

• Mischia dottrine di tradizioni differenti a proprio piacimento, creando ibridi senza né capo né coda;

• Millanta subdolamente realizzazioni spirituali e poteri;

• Non riconosce una citazione scritturale autentica da una citazione palesemente falsa;

• Utilizza l’effetto alone con meme dal contenuto semplicista e frasi da Baci Perugina attribuite al Dalai Lama, a TNH o Pema Chodron;

• Promuove se stesso/a tramite l’insegnamento, invece di promuovere l’insegnamento tramite il proprio lavoro;

• Non mette in pratica quello che predica, è totalmente incoerente;

•Si vanta di avere un certificato come «mindfulness coach» o cose del genere ottenuto con corsi a pagamento della durata di qualche decina di ore (Per trasmettere il Dharma serve l’esperienza, non i certificati);

• Utilizza strumenti di marketing incentrati sull’immagine personale, neanche fosse Elodie o Damiano dei Maneskin;

• Se criticato, risponderà con discorsi manipolatori sul non giudizio, scambiando questo concetto con la mancanza di responsabilità per le proprie azioni.

Perciò cari amici nel Dharma, facciamo attenzione tenendo a mente le seguenti raccomandazioni del Buddha:

«Cunda, è impossibile che chi sta affondando nel fango possa salvare un altro che sta affondando nel fango, ma è possibile che chi non sta egli stesso affondando nel fango possa salvare un altro che sta affondando nel fango. Similmente, è impossibile che colui il quale non sia ancora domo, privo di addestramento e non ancora emancipato, possa domare, addestrare e aiutare un altro ad emanciparsi, ma è possibile che colui il quale è ben domo, addestrato ed emancipato possa domare, addestrare ed aiutare un altro ad emanciparsi.»

(Sallekhasutta, MN)

«Monaci, la disciplina spirituale non deve essere praticata per ingannare le persone, né per sedurre, né per ottenere profitti, offerte, ed onori, né con il pensiero, ‘Per via di ciò possano le persone conoscermi.’ Questa via spirituale è praticata al fine di realizzare la conoscenza diretta e la piena comprensione. Per la conoscenza diretta e per la piena comprensione, egli, il Beato, ha insegnato la via della pratica,

non trasmessa per tradizione,

il sentiero conducente al nibbā­na.

Questo sentiero è seguito da coloro dai nobili ideali, i grandi saggi.

Coloro che lo praticheranno,

in accordo alle istruzioni del Buddha,

porranno fine al dukkha,

avendo agito in accordo agli insegnamenti del Maestro.»

(Jana­na­kuhana­sutta)

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