
BUDDHISMO FAQ:
Cosa vuol dire non attaccamento?
Spesso le persone chiedono perché il Buddhismo insista sulla pratica del non attaccarsi eccessivamente alle cose. La ragione è che nella vita le cose cambiano in continuazione: l’amico di oggi potrebbe diventare il nemico di domani e il nemico potrebbe trasformarsi in amico; dopo la gioia arriva la tristezza, ma anche la tristezza è temporanea; dopo l’illusione c’è la disillusione; la pace potrebbe lasciare il passo alla guerra, ma anche la guerra un giorno finirà e tornerà la pace; l’amore può rapidamente trasformarsi in odio, la passione in indifferenza, il calore in gelo, il gelo invernale in tepore primaverile..
Praticare la rinuncia o non attaccamento (nekkhamma) significa lasciare andare le cause (e alle volte anche le condizioni) della propria infelicità e malessere; non attaccamento non è privazione, né repressione, o mortificazione o sacrificio. È un atteggiamento che amplifica la felicità, riducendo il senso di frustrazione.
Nekkhamma nasce dal capire, non dal reprimere. L’agire etico implica un senso di responsabilità verso se stessi e il prossimo (hiri e ottapa), non il senso di colpa. Non ha senso aggrapparsi testardamente a ciò che cambia in continuazione e che non ci appartiene davvero.
Spesso ci viene detto che le passioni sono Il sale della vita, il che è abbastanza vero. Senza sale la vita diventa insipida. Ma è anche vero che troppo sale o troppo zucchero possono causare seri problemi di salute. Il criterio per capire cosa tenere e cosa abbandonare è abbastanza semplice: bisogna osservare se stessi, la propria vita e vedere in che misura le passioni fungono da fattore di stimolo creativo e vitale e quando invece si trasformano in tossine causa di malessere e infelicità. A questo proposito, è di fondamentale importanza capire che la bramosia non ha mai fine. La sua natura di dinamica a spirale rende impossibile una soddisfazione duratura e perciò affidabile.
Lo sviluppo della consapevolezza serve esattamente a realizzare esperienzialmente tutto ciò. Per quanto riguarda la pratica di mettā o benevolenza e degli altri 3 incommensurabili (compassione, gioia altruistica ed equanimità), la loro funzione è di controbilanciare la pratica del saggio non attaccamento. Comprensione e compassione sono le due ali che ci permettono di volare nel vasto cielo della libertà.

Grazie per la condivisione, la trovo molto salutare
"Mi piace""Mi piace"
Felice che ti sia stato utile, buona pratica!
"Mi piace""Mi piace"