Sul divenire o Rinascita (5): L’Abhidhamma e i Commentari

Sul Divenire o Rinascita, parte 5 :Il divenire come allegoria nell’ Abhidhamma, in Buddhaghosa e Vasubandhu

In conclusione di questa dissertazione sul divenire come allegoria dell’esistenza, vorrei esaminare come questo tema venga trattato nei testi dell’Abhidhamma e nei commentari theravāda e sarvāstivāda. Questi testi, composti diversi secoli dopo la morte del Buddha, accettano come valida l’interpretazione allegorica accanto a quella letterale.

L’Abhidhamma theravāda e Buddhaghosa

Nel Sammohavinodanī, Buddhaghosa afferma che il divenire può essere interpretato in due modi: come una concatenazione di eventi che si sviluppa, nella sua interezza, nel corso di tre esistenze, oppure come un processo incluso in un singolo istante di coscienza. Di seguito il passo tratto dall’Abhidhamma e il relativo commento di Buddhaghosa:

“Avijjāpaccayā saṅkhāro, saṅkhārapaccayā viññāṇaṁ, viññāṇapaccayā nāmaṁ, nāmapaccayā chaṭṭhāyatanaṁ, chaṭṭhāyatanapaccayā phasso, phassapaccayā vedanā, vedanāpaccayā taṇhā, taṇhāpaccayā upādānaṁ, upādānapaccayā bhavo, bhavapaccayā jāti, jātipaccayā jarāmaraṇaṁ. Evametassa kevalassa dukkhakkhandhassa samudayo hoti.”

“L’ignoranza condiziona la volizione[1], la volizione condiziona la coscienza[2], la coscienza condiziona il mentale [3], il mentale condiziona la sesta base, la sesta base condiziona il contatto[4], il contatto condiziona la sensazione, la sensazione condiziona la brama, la brama condiziona l’afferrare, l’afferrare condiziona l’esistere[5] l’esistere condiziona la nascita[6], la nascita condiziona invecchiamento e morte[7]; in questo modo viene a prodursi l’intera massa della sofferenza[8].”

(AbhidhammaPitaka, Vibhaṅga 6. 2. Abhidhammabhājanīya, 2.1. Paccayacatukka)

Buddhaghosa spiega così i punti salienti del processo:

1. «Il Maestro dalla conoscenza omnicomprensiva (il Buddha) ha mostrato, nella raccolta dei Sutta, la struttura del condizionamento sulla base della pluralità delle coscienze. Tuttavia, poiché tale struttura esiste anche all’interno di una singola coscienza, egli ha affermato: “avijjāpaccayā saṅkhāro” (l’ignoranza condiziona la volizione, al singolare), e così via, al fine di esporre, attraverso l’Abhidhamma, il condizionamento in un singolo istante di coscienza nei suoi vari aspetti.

2. In primo luogo, si parla di saṅkhāro (volizione) al singolare, anziché di “volizioni” al plurale come nei Sutta. Perché? Perché qui ci si riferisce a singoli istanti di coscienza. Nei Sutta la struttura del condizionamento è descritta come una serie di momenti coscienti; qui, invece, viene analizzata all’interno di un unico istante. E poiché in un solo momento non può esserci una pluralità di volizioni, si usa il singolare.

3. Nell’affermazione “viññāṇapaccayā nāmaṁ” (la coscienza condiziona il mentale), la materia (rūpa) è esclusa, poiché tutti gli stati sono considerati all’interno di un singolo istante di coscienza. Il mentale è quindi compreso interamente in tale momento. Inoltre, la coscienza non si manifesta mai se non nel suo supporto, cioè nel corpo materiale.

4. Poiché in un singolo istante di coscienza può essere incluso un solo tipo di contatto, si menziona la “sesta base” riferendosi unicamente alla base mentale, invece della classica sestuplice base sensoriale. Questa è la condizione appropriata per un solo tipo di contatto.

5. L’attaccamento è condizione per l’esistenza (bhava) in sette modi: attraverso i sei modi condivisi da tutti gli stati (co-nascenza, reciprocità, sostegno, associazione, presenza e non scomparsa) e come causa radice.

6. In questo contesto, con “nascita” si intende la “caratteristica di ciò che è prodotto” (saṅkhatalakkhaṇa). L’esistenza (bhava) è dunque condizione della nascita in senso figurato (pariyāyena), come condizione decisiva di sostegno. Lo stesso vale per nascita, vecchiaia e morte.

7. Sebbene nascita, invecchiamento e morte non siano quantificabili in termini di istanti di coscienza, sono comunque inclusi, in quanto presenti all’interno del singolo momento. Poiché qui si tratta della nascita di stati immateriali, non si considerano decadimento fisico, ingrigimento, rugosità o trapasso.

8. Poiché lamento, tristezza e simili non si producono necessariamente in ogni istante di coscienza né in tutte le coscienze, essi non sono inclusi in questa esposizione.»

(Sammohavinodanī, VI )

Vasubandhu e la scolastica sarvāstivāda

Nell’Abhidharmakośa-bhāsya, Vasubandhu (IV sec. d.C.) distingue quattro forme di origine dipendente:

1) momentanea (Kṣaṇika)

2) prolungata (prākarṣika)

3) seriale (sambandhīka)

4) statica (āvasthikaḥ).*

Secondo Vasubhandu, «Quando una persona, in preda alle contaminazioni, commette un omicidio, le dodici parti si realizzano nello stesso momento:

1. la sua moha (illusione) è l’ignoranza (avidyā);

2. la sua volizione (cetanā) sono i saṃskāra;

3. la coscienza distinta di un oggetto è la coscienza;

4. i quattro aggregati che coesistono con essa sono nāmarūpa;

5. gli organi in relazione a nāmarūpa sono i sei āyatana;

6. la loro applicazione è il contatto;

7. l’esperienza del contatto è la sensazione;

8. il desiderio (rāga) è la sete;

9. gli stati mentali associati alla sete sono l’attaccamento;

10. l’azione corporea o verbale che ne deriva è bhava;

11. l’emersione di tutti questi dharma è jāti (nascita);

12. la loro maturazione è vecchiaia e la loro cessazione è morte.»

NOTE

*Analogamente, negli studi biblici si riconoscono quattro livelli interpretativi: letterale, allegorico, morale e anagogico. Il significato anagogico è quello che rivela il senso più profondo delle Scritture, conducendo dalle realtà sensibili a quelle divine. Codificato nella tradizione esegetica, esso rappresenta il livello più alto di interpretazione, successivo a quello letterale, allegorico e morale. Questa visione è ripresa anche da Dante nel Convivio e nella Lettera a Cangrande della Scala.

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