Le 3 Caratteristiche Universali

Riassunto del Dhamma talk di martedì 17 dicembre 2024

«Tutti i determinanti (sankhārā) sono incostanti; realizzando questo stato di cose attraverso la saggezza, ci si divincola dalla sofferenza. Questa è la via per la purificazione.»

«Tutti i determinanti (sankhārā) sono insoddisfacenti; realizzando questo stato di cose tramite la saggezza, ci si divincola dalla sofferenza. Questa è la via per la purificazione.»

«Tutti i fenomeni (dhammā) sono non-sé; realizzando questo stato di cose attraverso la saggezza, ci si divincola dalla sofferenza. Questa è la via per la purificazione.»

Aññā­sikoṇ­ḍaññat­thera­gāthā

(Dhammapada, 277-279)

ANICCA, DUKKHA, ANATTĀ

• Anicca è la natura, incostante, precaria, instabile e incerta delle cose;

• Dukkha è l’insoddisfazione, la sofferenza e frustrazione che si presentano quando la natura precaria delle cose, ritenute erroneamente permanenti, si manifesta. Il dukkha è il doloroso tradimento delle nostre false aspettative di felicità riposte nelle cose. Esso deriva dalla percezione distorta delle cose viste come permanenti (nicca) e soddisfacenti (sukha) con le quali identificarsi (attā).

• Anattā, il ‘non sé’, è l’ impersonalità delle cose. Il concetto di attā o sé presuppone la facoltà di controllo e dominio sugli aggregati costituenti l’individualità: corpo, sensazioni, percezioni, costrutti mentali e cognizione. Anattā significa che le cose a cui ci attacchiamo in cerca di sicurezza e benessere non sono sotto il nostro dominio, essendo fenomeni soggetti alla legge naturale di nascita, evoluzione e cessazione. La natura mutevole (anicca) e insoddisfacente (dukkha) delle esperienze rende palese l’assurdità dell’idea di dominio e controllo; se le cose ci appartenessero davvero, se fossero davvero sotto il nostro controllo, potremmo impedire al corpo di invecchiare, alla bellezza di sfiorire, alla malattia di manifestarsi; avremmo inoltre il potere di evitare le sensazioni sgradevoli, gli stati d’animo dolorosi, eccetera.

I DETERMINANTI (SANKHĀRĀ)

Saṅkhāra è un termine composto dal prefisso ‘saṅ’, insieme, e dal sostantivo ‘kara’, ‘fare’; saṅkhāra, vuol dire determinante, condizionante, e non, come spesso si sente dire, determinato, composto, costruito o formato; Il termine Pāli per indicare ciò è composto, costruito è saṅkhata; “Sabbe saṅkhārā aniccā’ti” non significa che “tutti i fenomeni composti sono impermanenti” ma bensì che “tutti i determinanti sono incostanti”. Il problema del tradurre sankhāra come “fenomeno composto” è che una tale interpretazione non riesce a spiegare in maniera convincente la ragione per cui ciò che è incostante e insoddisfacente sia un non sé (yad aniccam tad dukkham, yam dukkha tad anattā).

I sankhārā o determinanti sono quei fattori – positivi e negativi – che hanno la facoltà di rendere un particolare oggetto o esperienza (dhamma) gradevole, sgradevole, o indifferente ai nostri occhi. Con aspetti “positivi” si intendono le caratteristiche dell’oggetto, forma, colore, odore, sapore eccetera; gli aspetti “negativi” (invisibili) sono invece qui fattori che ne determinano il significato o intenzione. L’intenzione è ciò per cui una cosa è intesa. Da questo punto di vista, il sankhāra più problematico è il considerare (samanupassanā) le cose come io e mio.*

Questi fattori determinano il potenziale di soddisfazione e felicità che è possibile ottenere una volta appropriatisi dell’oggetto desiderato. Non comprendendo la natura effimera dei determinanti e dei fenomeni condizionati (dhammā ) l’individuo fantastica (maññati) di una soddisfazione permanente in realtà impossibile da ottenere; da qui sorge il dukkha, il doloroso conflitto fra le nostre aspettative di felicità e la realtà delle cose. Quando i saṅkhārā che determinano la piacevolezza di una cosa muteranno, l’insoddisfazione tornerà a farsi sentire. Il desiderare è sintomo dell’insoddisfazione perpetua, nonché il mezzo attraverso cui l’ego cerca di dare un senso alla sua precaria esistenza.

***

La comprensione della mutevolezza dei determinanti eliminerà l’idea erronea di poter ottenere una soddisfazione permanente tramite l’appropriazione, e con essa anche la sofferenza che normalmente si manifesta quando i fenomeni si trasformano in qualcosa di diverso da quanto preventivato (Viparinama-dukkha). A quel punto, realizzeremo le tre caratteristiche universali di ogni esperienza: anicca, dukkha e anattā.

*”Yā kho pana bhikkhave sā samanupassanā sankhāro so”.
“Monaci, il considerare è un condizionante”.
(SN III, Khandasamyutta, Khajjhaniyavagga, sutta 9)

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