
𝗦𝗜𝗩𝗔𝗦𝗨𝗧𝗧𝗔
𝗦𝗮𝗺̇𝘆𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗡𝗶𝗸𝗮̄𝘆𝗮 𝟮.𝟮𝟭
𝟯. 𝗡𝗮̄𝗻𝗮̄𝘁𝗶𝘁𝘁𝗵𝗶𝘆𝗮𝘃𝗮𝗴𝗴𝗮
Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava vicino a Sāvatthī nel Boschetto di Jeta, all’eremo di Anāthapiṇḍika. Quindi, a notte fonda, il Devaputta Siva[1], illuminando l’intero boschetto di Jeta, si avvicinò al Buddha, si inchinò, si mise da un lato e recitò questi versi alla presenza del Beato:
« Ci si associ ai virtuosi! [2]
ci si accosti ai virtuosi!
Chi ha compreso l’autentico e genuino Dharma,
diventa migliore, non peggiore.
Ci si associ ai virtuosi!
ci si accosti ai virtuosi!
Chi ha compreso l’autentico e genuino Dharma,
ottiene la saggezza, ma non da altri.
Ci si associ ai virtuosi!
ci si accosti ai virtuosi!
Chi ha compreso l’autentico e genuino Dharma,
non si affligge pur in mezzo a agli afflitti.
Ci si associ ai virtuosi!
ci si accosti ai virtuosi!
Chi ha compreso l’autentico e genuino Dharma,
risplende in mezzo ai propri cari.
Ci si associ ai virtuosi!
ci si accosti ai virtuosi!
Avendo compreso l’autentico e genuino Dharma,
gli esseri senzienti si dirigono verso una buona destinazione.
Ci si associ ai virtuosi!
ci si accosti ai virtuosi!
Avendo compreso l’autentico e genuino Dharma,
gli esseri senzienti vivono felici.»
Quindi, il Beato rispose al Devaputta Siva in versi:
«Ci si associ ai virtuosi!
ci si accosti ai virtuosi!
Avendo compreso l’autentico e genuino Dharma,
ci si libera da ogni sofferenza.»
NOTE
1. Devaputta: ‘Giovane Dio’, ‘progènia divina’, ‘semidio’; da deva, ‘splendente’.
2. Sabbhi ( Sanscrito: sadbhiḥ), persona saggia, virtuosa, spiritualmente progredita.

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