Kassapiya, Sankantikā e Suttavāda

LE 18 SCUOLE DEL BUDDHISMO INDIANO
(Parte4) Le sottoscuole del Sarvāstivāda: Kassapiya, Sankantikā e Sautrāntika

Nel post precedente abbiamo parlato del sistema Sarvāstivāda; in questo nuovo capitolo parleremo delle sue sotto scuole: Kassapiya, Sankantikā e Sautrāntika. Secondo il Mahavamsa, i Kassapiya nacquero dai Sarvāstivāda, i Sankantikā dai Kassapiya e i Sautrāntika (Pali: Suttavāda) dai Sankantikā. I Kassapiya erano dei parziali essenzialisti; i Sankantikā sostenevano la dottrina della trasmigrazione di un entità, detta ‘aggregato radice’ quale base per la continuità individuale da una vita all’altra, mentre i Sautrāntika, rifiutando l’autorità Mahāvibhāṣa Śāstra consideravano come vere in senso ultimo solamente le dottrine esposte nei sūtra canonici. Vediamo ora le principali caratteristiche e dottrine di queste tre scuole.

1. Kassapiya (Kassapikā)

La scuola Kassapiya o Kassapikā prende il nome dal suo fondatore, un monaco di nome Kassapa, inviato da Asoka a diffondere il Dharma nella regione di Himavant (Himalaya). Per questa ragione, A.K. Warder identifica i Kassapiyā con la scuola Haimavata citata nel Samayabhedoparacanacakra di Vasumitra; tuttavia, secondo Vasumitra, si tratta di due scuole distinte. A differenza dei Sarvāstivādin, i Kassapiyā asserivano un’esistenza dei fenomeni passati e futuri nel presente solo parziale; per loro, solo quei fenomeni passati il cui effetto non è ancora maturato esistono nel presente, mentre quei fenomeni il cui effetto è già arrivato a maturazione non esistono nel presente; allo stesso modo, solo quei fenomeni futuri che sono inevitabilmente determinati esistono nel presente, mentre quelli che non sono assolutamente determinati non esistono nel presente. Inoltre, i Kassapiyā asserivano che seppur parzialmente esistenti, i fenomeni passati e futuri non sono attualmente presenti. Le tesi distintive dei Kassapiyā sono:

1. Se in un arahant gli inquinanti mentali (klesa) sono stati completamente eliminati, allora questi cesseranno di esistere in lui; tuttavia, se così non fosse, la loro sostanza continuerà ad esistere (nel presente e nel futuro).

2. Se i risultati di un’azione sono già maturati, allora cesseranno di esistere; in caso contrario, essi continuano ad esistere ( nel presente, nel futuro).

3. I condizionanti si manifestano per via di cause passate, non per via di cause future.

4. tutti i condizionanti sono momentanei.

5. i Śaiksa-dharma (pali: sekhiya–dhamma, precetti monastici sul buon comportamento) sono comunque soggetti alla legge di retribuzione degli atti (vipakaphala).

I principali punti dottrinali della scuola Hemavanta:

1. I Bodhisattva sono pur sempre esseri umani ordinari (pṛthagjana).

2. I Bodhisattva non sono soggetti alla passione (rāga) e al piacere (kāma).

3. I seguaci delle altre scuole indiane non buddhiste (tīrthika) non sono in grado di ottenere le cinque realizzazioni (siddhi).

4. Non esistono divinità (deva) che pratichino la disciplina spirituale (brahmacaryāvasthita).

5. Gli Arahant possono essere tentati; sono ancora soggetti all’ignoranza, ai dubbi e possono ottenere la realizzazioni attraverso l’aiuto di altri; il sentiero è realizzabile tramite un’esclamazione (un arahant potrebbe intraprendere il nobile sentiero sulla base di stati d’animo negativi come la tristezza o la pena.)

2. Sankantikā

Sankantikā o Sankrāntivāda è la «La Dottrina della trasmigrazione». Secondo il Samayabhedoparacanacakra, questa scuola nacque da una scissione con la scuola Sautrāntika, la quale sosteneva la teoria della trasmigrazione degli aggregati da un mondo all’altro, (ovvero, da una vita all’altra). Invece, i testi Pāli affermano che furono proprio i Sautrāntika a sperarsi dai Sankantikā ; secondo Jiryo Masuda, l’appellativo Sankantikā è pseudonimo di sautrāntika, dato che i membri di quest’ultima scuola furono assertori della teoria della trasmigrazione (sankranti) degli aggregati psicofisici, nonostante che questa singolare teoria non appaia in nessuno dei discorsi attribuiti al Buddha.

3.Sautrāntika o Dārṣṭāntika (Suttavāda)

La scuola sautrāntika nacque nel terzo secolo a.C. su iniziativa del monaco Kumāralāta. Il nome significa «Le conclusioni dei sutra». La scuola fu attiva nell’area del Gandhara (Pakistan). I sautrāntika erano oppositori della teoria della realtà dei fenomeni nei tre tempi e rifiutavano l’autorità del Mahāvibhāṣa Śāstra. Le principali teso dei sautrāntika sono:

1. Gli skhanda trasmigrano da un mondo all’altro (da ciò nasce il nome Sankrāntivāda).

2. Non esiste alcuna possibilità di distruggere gli aggregati (ottenimento del nirvana) al di fuori del Nobile [ottuplice] sentiero. Ciò significa che, secondo questa scuola, una persona potrebbe anche riuscire a sopprimere temporaneamente le afflizioni attraverso le sei meditazioni, ma nonostante ciò, non sarebbe in grado di sradicarle completamente tramite di esse.

3.Esistono i mulantikaskandha (aggregati radice) e anche gli ekarasaskandha (aggregati di un solo sapore). In merito al terzo punto, Masuda, attingendo dai commentari cinesi, spiega che l’ekarasaskandha (aggregato di un solo sapore) continua ad esistere da tempo immemore senza cambiare la propria natura; si tratta della coscienza sottile la quale è priva di interruzioni e possiede i restanti quattro aggregati. Il termine Mula (originale) in Mulantikasankdha indica esattamente la coscienza sottile citata in precedenza. Questa è l’origine degli esseri senzienti trasmigranti; da questa origine si generano i cinque aggregati di cui parlano anche le altre scuole. I cinque aggregati, i quali hanno un carattere intermittente, si generano da questa radice; da qui il nome Mulantiskandha.

4. Anche l’uomo comune (puthijjhana) possiede il potenziale per diventare un Buddha.

5. Esistono i Paramarthapudgala: cos’è un Paramarthapudgala? È il «il vero ātman, il quale è estremamente sottile e ineffabile». Anche i Vatsiputriya asserivano un’idea dello stesso tenore. Inoltre, contrariamente ai sarvastivādin, i sautrāntika sostenevano una teoria della temporalità secondo la quale solo il momento presente esiste davvero.

In foto: rovine del Monastero di Harwan, Kashmir.

Lascia un commento

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑