Il Buddhismo indiano: La scuola Vibhajjavāda

Le diciotto scuole del Buddhismo indiano (1):
Genesi del sistema Vibhajjavāda
o Theravāda

Le informazioni relative al periodo successivo al Terzo Concilio sono scarse e frammentarie. Sappiamo che con l’appoggio accordato da Asoka ai Vibhajjavāda, i Sarvāstivāda emigrarono veso nord, in Kashmir e Gandhara, diventando in seguito la scuola più influente della regione. Nel 187 a.C. Pusyamitra Shunga pose fine all’Impero Maurya detronizzando Brihadratha, l’ultimo esponente della dinastia fondata da Chandragupta (il nonno di Asoka). Pusyamitra iniziò una persecuzione contro i buddhisti nel Magadha che probabilmente determinò una migrazione di monaci in aree più sicure, a nord nel Gandhara e in Kashmir, a est verso Varanasi e a sud, nell’Andhra Pradesh. Queste migrazioni contribuirono alla diffusione del buddhismo al di fuori del Magadha.

A partire dal terzo secondo avanti Cristo, la scuola Vibhajjavāda, uscita vincente dal Terzo Concilio divenne la religione ufficiale a Ceylon. Questa scuola nasce come evoluzione dello Sthavira Nikāya (Gruppo degli Anziani ), la fazione che si oppose al tentativo dei monaci vajji all’ epoca del Secondo Concilio ( 383 a. C. Circa). Il nome vibhajjavāda significa “Dottrina dell’analisi” ; nel Subha Sutta del Majjhima Nikāya il Buddha definisce se stesso un ‘vibhajjavādo’ (colui che fa delle distinzioni), in antitesi all’unilateralismo (ekaṁsavāda) professato da certi suoi contemporanei. Il nome Vibhajjavāda compare per la prima volta nel Dīpavamsa e nel Kathāvatthu ( “Le Controversie”) di Mogalliputta Tissa quale sinonimo del più famoso Theravāda.

I principali esponenti di questa scuola furono, oltre allo stesso Mogalliputta Tissa e al suo pupillo Mahinda (figlio di Asoka), Buddhaghosa, Dhammapala e Anuruddha, autori dei commentari al Tipiṭakapāḷi noti come Atthakatha. I testi summenzionati indicano in Mahinda e in sua sorella Sanghamittā gli artefici della diffusione del Buddhismo in Sri Lanka.

I vibhajjavādin erano anche noti con l’appellativo di Tambapaṇṇiya (Singalesi), Mahāvihāravāsin e Theriya. Secondo L.S. Cousin, «È Probabile che in origine il nome Tampanniya si riferisse semplicemente a monaci che vivevano sull’isola di Taprobane. In seguito, attorno al secondo o terzo secolo a. C. , quando monaci missionari migrarono da Ceylon verso il sud dell’India (e forse verso il Sud-Est Asiatico) che essi venissero naturalmente chiamati Tambapanniya. Per estensione, il nome Tambapanniya venne adottato dai loro discepoli, e così, una confraternita monastica conosciuta con quel nome venne a formarsi nel continente. In seguito, questo nome, (come anche Vibhajjavādin) venne gradualmente abbandonato e rimpiazzato da Theriya e Theravādin (non più impiegato dalla maggior parte delle altre scuole non Mahasānghika) o da Mahāvihāravāsin.»

Secondo il Mahāvaṃsa, il gruppo capeggiato da Mahinda, figlio di Asoka, incontrò per la prima volta il re Tissa a Mihintale nel 238 a.C. , mentre questi era impegnato in una battuta di caccia con circa 40.000 dei suoi soldati. Tissa stava dando la caccia a un cervo nel boschetto, quando si imbatté nella comitiva di monaci; il re rimase terrorizzato alla vista dei monaci, convinto che si trattasse di un gruppo di spiriti (Yakkha). Così, il Thera si rivolse a lui dicendo: «Gran re, siamo monaci discepoli del Re del Dhamma (Il Buddha); siamo venuti qui dal Jambudipa (India) per compassione verso di voi».

In quel momento Il re si ricordò delle parole dell’amico imperatore indiano Asoka e capì che si trattava di messaggeri provenienti dall’India. Dopo aver rassicurato il re circa la motivazione del loro viaggio, il venerabile Mahinda decise di testare l’intelligenza del re con u a serie di domande. Dopo aver testato le capacità intellettive del re, il Thera insegnò lui Culahatthipadopama sutta (Il sutra breve sull’orma dell’elefante); alla fine di quell’insegnamento, il re con i suoi quarantamila uomini prese rifugio nei tre gioielli. Dopo quel primo incontro, Tissa decise di invitare la comitiva di monaci a palazzo per il giorno seguente per proseguire con l’apprendimento della dottrina buddhista. In seguito, il re decise di edificare un grande monastero all’interno parco reale di Mahameghavana ad Anuradapura, la capitale del regno, quale gesto di riconoscenza e devozione verso i monaci. Il monastero prese il nome di Mahāvihāra (Grande monastero), e in seguito divenne il più importante centro per lo studio, la pratica e la propagazione del Buddhismo Theravāda per più di mille e duecento anni.

Nel corso del tempo, due monasteri si separarono dalla tradizione del Mahāvihāra, l’Abhayagiri e il Jetavana, noti per lo studio sincretico dei testi Pāli, Mahāyāna e Vajrayāna; d’altro canto, i monaci del Mahāvihāra come Buddhaghosa si concentrarono sullo studio dei sutta Pāli e dell’Abhidhamma. Le due fazioni entrarono spesso in conflitto tra loro, fino a quando il Re Parākramabāhu I (1153–1186) obbligò per legge tutti i monasteri dell’isola ad adeguarsi alla linea del Mahāvihāra. Ai monaci vibhajjavādin singalesi si deve la redazione definitiva e in seguito la trascrizione del Canone Pāli, nonché la diffusione del BuddhaSāsana nell’Andra Pradesh e nel Sud Est Asiatico, in Thailandia, Birmania, Cambogia, Laos e limitatamente in Indonesia.

Dal punto di vista dottrinale, i vibhajjavādin considerano eretiche le dottrine eternaliste dei Sarvastivādin e dei Kassapiya, il personalismo (Pudgalavāda) dei Vatsiputriya e delle loro sottocorrenti nonché quasi tutte le interpretazioni e innovazioni teoriche delle altre scuole del buddhismo indiano.

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