
La scuola Sarvāstivāda
Queste sono le posizioni dottrinarie dei Sarvāstivāda in accordo al samayabhedoparacanachakra di Vasmitra:
1. Secondo i Sarvāstivādin, tutte le cose che esistono sono comprese in due categorie: 1) nome (nāma) e 2) forma (rūpa). Anche il passato e il futuro hanno un’esistenza sostanziale.
2. Tutti i dharma sono conoscibili (jñeya), apprendibili (vijñeya) e comprensibili (abhijñeya).
3. Le caratteristiche (laksana) di nascita (jāti), vecchiaia (jarā), durata (sthiti) e impermanenza non sono associate alla mente (cittaviprayukta). Sono inclusi nel gruppo delle formazioni (saṅskhārakhanda).
4. Esistono tre tipi di dharma condizionati e tre tipi di dharma incondizionati. Le tre caratteristiche dei dharma condizionati, [nascita, mutamento e distruzione,] esistono ciascuna sostanzialmente (dravya). Tre [delle quattro] verità, [sofferenza, la sua origine e il sentiero che porta alla sua cessazione,] sono condizionate; una verità, [la cessazione] è incondizionata.
5. Le quattro nobili verità vengono comprese (abhisamaya) gradualmente.
6. Sulla base delle due meditazioni (samādhi) della vacuità e del non desiderio (apratihita), si può diventare stabili nella retta condotta. Attraverso la meditazione sul desiderio [i quattro aspetti della verità della sofferenza] (Paramårtha: cose associate al regno del desiderio), si può diventare stabili nella retta condotta. Chi si è già stabilito nella retta condotta è chiamato “orientato” (pratipanna), mentre rimane nei primi quindici momenti [del sentiero della visione] e “dimora nella fruizione” (phalasthita) nel sedicesimo momento (cioè il primo stadio del sentiero della coltivazione, bhāvanāmārga).
7. Il più alto dharma mondano (laukikāgradharma) è un [istante di] mente. Ci sono tre tipi di dharma mondani più elevati. Non c’è assolutamente alcun regresso dal dharma mondano più elevato.
8. Un entrante nella corrente non retrocede [a uno stadio inferiore], ma l’arhat può retrocedere [dall’arhatship].
9. Non tutti gli arhat raggiungono la consapevolezza di non nascere più [di passioni future] (anutpådajñåna).
10. Anche i mondani (puthujjhana) possono abbandonare il desiderio (kāma) e l’ira (vyāpāda).
11. Anche gli eretici (tirthika) possono ottenere i cinque poteri soprannaturali (abhijñå).
12. Alcuni dèi (devas) (coloro che risiedono nel cielo dei sei desideri) osservano la castità (brahmacaryå).
13. I [sette] fattori dell’illuminazione possono essere ottenuti nelle sette contemplazioni (samāpatti) (cioè le quattro contemplazioni del regno della forma e i primi tre stadi del regno della non-forma), ma non in nessun’altra contemplazione.
14. Tutte le meditazioni (dhyāna) sono interamente comprese nelle [quattro] dimore della consapevolezza.
15. Senza affidarsi alla meditazione [profonda], non solo si può ottenere una dimora stabile nella retta condotta, ma anche lo stato di arahant.
16. Finché il corpo risiede nei regni della forma (rūpadhātu) e della non-forma (ārūpyadhātu), si può ottenere una dimora stabile nella retta condotta, ma non si può ottenere lo stato di arhat. Quando invece il corpo risiede nel regno del desiderio (kāmadhātu), non solo si può ottenere una dimora stabile nella retta condotta, ma anche lo stato di arhat.
17. Nel continente settentrionale di Kuru nessuno è libero dalla passione (virāga). Nessun arhat nasce lì né tra gli dei inconsapevoli.
18. Le quattro fruizioni della vita religiosa non si ottengono necessariamente in modo graduale. Chi ha già raggiunto una dimora consolidata nella retta condotta può, attraverso il sentiero mondano, ottenere lo stato di ritornante (sakadāgāmin) e di non ritornante (anāgāmin, il terzo stadio).
19. Si può dire che le quattro dimore della consapevolezza includono tutti i dharma.
20. Tutti gli stati latenti dei defilamenti (anusaya) sono attività mentali (caitasika). Sono associati alla mente e hanno un oggetto (sālambana).
21. Tutti gli stati latenti delle afflizioni sono interamente compresi nelle afflizioni manifeste (paryavasthāna), ma non viceversa.
22. La natura propria dei membri della catena dell’origine dipendente è decisamente condizionata (samskrata).
23. Alcuni membri della catena dell’origine dipendente sono funzionanti anche nell’arhat.
24. Nell’arhat c’è una crescita (vardhana) delle azioni meritorie (punnyakarman).
25. Lo stato intermedio di esistenza (antarābhava) esiste solo nel regno del desiderio e nel regno della forma.
26. Il quintuplice gruppo di coscienze (pañcavijñānakāya), la coscienza oculare e così via, è [sempre] accompagnato dalla passione (sarāga) e [non è mai] libero dalla passione (avirāga). Questi [cinque] percepiscono solo i particolari e non concepiscono gli universali.
27. La mente e le attività mentali sono sostanzialmente reali (dravya).
28. La mente e le attività mentali dipendono dagli oggetti (sālambana).
29.Nessuna natura propria nasce in unità con se stessa. La mente non nasce in unità con la mente.
30. Esistono una retta visione mondana e una facoltà mondana di fede.
31. Esistono dharma moralmente indeterminati (avyākata).
32. Per gli arhat non esistono né dharma da apprendere né dharma da non apprendere.
33. Tutti gli arhat ottengono stati di meditazione; possono produrli ma non possono ottenerne la chiara comprensione (abhisamaya).
34. Alcuni arhat ricevono la retribuzione delle azioni passate.
35. Ci sono uomini di mondo che muoiono in uno stato mentale buono (kusalacitta).
36. È impossibile che la vita finisca mentre la mente è in uno stato di concentrazione (samāhitāvasthāna).
37. Il veicolo del Buddha e gli [altri] due veicoli (cioè quello del pratyekabuddha e quello dell’Srāvaka) non differiscono quanto alla liberazione (vimukti) [a cui conducono]. Ma i sentieri dei tre veicoli [che portano alla liberazione] differiscono l’uno dall’altro.
38. La benevolenza (maitri), la compassione (karunā) e così via del Buddha non hanno come oggetto gli esseri viventi. Chi si aggrappa all’esistenza (bhava) del [sé (ātman) negli] esseri viventi non può ottenere la liberazione.
39. Va detto che i bodhisattva sono ancora dei mondani, perché i loro legami (samyojana) non sono stati distrutti. Se non si sono ancora affermati nella retta condotta, non si può dire che abbiano superato (samatikrānta) lo stadio (bhumi) dei mondani.
40. “Essere vivente” (sattva) non è altro che un nome (prajñaptimātra), che si riferisce al continuum [fisico e mentale] (santati) che è oggetto di attaccamento (upādāna).
41. Si dice che tutte le formazioni (samskāra) periscano all’istante.
42. Non c’è assolutamente nulla che trasmigri da un’esistenza precedente a una successiva. Il pudgala (persona), che trasmigra secondo i mondani, non è altro che le varie formazioni (samskāra) operanti durante la vita di una persona. Al momento del nirvana senza residuo (anupadhisesanirodha), non ci sono più aggregati mutevoli (skandha).
43. Esistono meditazioni sovramondane.
44. Anche l’esame (vitarka) [dell’oggetto della meditazione] può essere senza macchia.
45. Le buone [azioni] possono essere causa di rinascita.
46. Nello stato di concentrazione (samāhitāvasthāna) non si pronunciano parole.
47. Il nobile ottuplice sentiero è la vera ruota del Dharma. Non tutte le parole dei Tathāgata fanno girare la ruota del Dharma.
48. Il Buddha non può insegnare tutti i dharma con un sola parola.
49. Alcuni detti del Bhagavat non sono conformi alla verità (ayathārtha).
50. Non tutti i sutra predicati dal Buddha hanno un significato esplicito (nitārtha). Il Buddha stesso ha detto che alcuni sutra non hanno un significato esplicito.
3. Kalupana, D.J., Mūlamadhyamakakārikā, Delhi, Motilal Banarsidass, 2012

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