Buddhismo: religione, filosofia o stile di vita?

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In Occidente si dibatte spesso sulla natura dell’insegnamento del Buddha, ovvero, se esso sia una religione, una filosofia, una dottrina o uno “stile di vita”, come spesso si sente dire oggigiorno.

In questo post cercheremo di fare un po’ di chiarezza in merito alla natura dell’insegnamento del Buddha o Buddhismo, anche se questo termine, inventato dagli studiosi occidentali solo un paio di secoli fa, risulta decisamente inadeguato. anche alla luce di quanto verrà esposto in questo articolo.

Dharma e religione

Secondo la tesi Ciceroniana, il termine religione deriverebbe  dal latino relegĕre, composto dal prefisso re-  che indica frequenza + legĕre = scegliere ed in senso lato, cercare, guardare con attenzione, avere riguardo, avere cura:

«oloro, invece, che diligentemente riesaminassero e, tanto quanto, osservassero tutto ciò che fosse pertinente il culto degli dei sono detti religiosi (che deriva) da relegere, come eleganti (deriva) da eligere, diligenti (deriva) da diligere, intelligenti (deriva) da intelligere; infatti, in tutte queste parole è contenuto il valore di legere, lo stesso che in religioso. »

(Cicerone, De natura deorum ad M. Brutum liber secundus 28,72)

Secondo la tesi lattanziana – dal latino religāre, composto dal prefisso re-, intensivo + ligāre =  unire insieme, legare:
« Per questo vincolo di pietà siamo stretti e legati a Dio: onde (ossia: dall’essere legati) prese il nome la stessa religione, e non come Cicerone ha interpretato, da relegere. »

(Lattanzio, Divinarum Institutionum liber IV 28,2.)

Tuttavia, nel linguaggio comune, o questo termine ha assunto il senso, (quasi sempre negativo) di sistema di credenze, di fede cieca e irrazionale in entità o fenomeni non direttamente conoscibili dalla mente umana, di dogmi arcaici e fanatismi obsoleti. Inutile dirlo, tutto ciò, ha ben poco a che vedere con il senso genuino del concetto di religione, specialmente in relazione all’insegnamento del Buddha come concepito originariamente dallo stesso fondatore storico.

Da questo punto di vista, l’insegnamento del Buddha può essere definito come una ‘ligione’, un ‘cercare’, ‘guardare con attenzione’, ‘avere riguardo’ e ‘cura’, secondo l’accezione ciceroniana, ed un sistema spirituale volto ad ‘unire assieme’ o ‘unificare’ la percezione soggettiva alla realtà oggettiva della cose (dharma), secondo l’etimologia proposta da Lattanzio.

La differenza fondamentale fra le religioni abramitiche e le vie del Dharma è che le prime si fondano sul concetto cardine di ‘peccato originale’, mentre le ultime sull’idea di ‘purezza originale’ della mente. Tale idea, enfatizzata da alcune correnti del mahāyāna, era già presente negli antichi testi in lingua pāli, come in questo famoso verso tratto dall’Aṅguttaranikāya:

“Pabhassaramidaṃ, bhikkhave, cittaṃ,
Tañca
 kho āgantukehi upakkilesehi upakkiliṭṭhan”ti.
“Questa mente, o monaci è completamente radiosa,
e tuttavia contaminata da contaminazioni passeggere” .

(AN 1.50)

Dharma e Filosofia

Il termine italiano filosofia, del greco ‘Amore per la sapienza’, corrisponde al Darśana-nikaya delle lingue indiane; il termine sanscrito Darśana, letteralmente significa: ‘visione della verità’, dalla radice verbale √dṛś, ‘visione’. Secondo la concezione indiana, un filosofo non è un mero conoscitore di idee altrui con la passione per la speculazione intellettuale, ma bensì un individuo appartenente alla schiera di coloro che hanno un’intuizione diretta della realtà ultima (Darśananikayn). Il termine Darśananikaya, se correttamente inteso e contestualizzato in accordo al Dharma, potrebbe benissimo essere utilizzato quale sostituto del fuorviante neologismo ‘buddhismo’.

Tre prospettive storiche

Da punto di vista storico-filologico invece, si possono distinguere tre diverse modalità o approcci, qui elencate in ordine cronologico:

1: Dharma originario;

2: Buddhismo sistematizzato o dottrinale;

3: Buddhismo religioso.

Queste tre tipologie sono inestricabilmente mescolate fra loro, tanto che ad oggi è quasi impossibile operare una netta separazione fra gli elementi religiosi, quelli dottrinali e quelli puramente dharmici.

1:Dharma: Il Buddhismo originario 

In origine, l’insegnamento del Buddha era considerato un Dharma, un sentiero di conoscenza della realtà, in accordo alle norme culturali dell’antica India. Un ‘dharma’ è ciò che detiene o possiede (dharati) una certa modalità di esistenza: nasce, si trasforma e perisce; dharma in essenza indica ciò che noi chiamiamo ‘cosa’. ‘oggetto’ o fenomeno’ , in quanto un oggetto detiene o possiede (dharati) una certa qualità; per esteso, nelle tradizioni indiane, il concetto di dharma ha assunto la valenza di ‘vera natura delle cosa’, e poi di ‘realtà di tutte le cose’, ‘natura di tutte i fenomeni’. Il Dharma inteso come sistema di pratica a noi noto come ‘buddhismo’ ‘jainismo’ o ‘Induismo’ è definito tale perché ha la duplice funzione di Illustrare la vera natura delle cose e mostrare una metodologia pratica atta alla realizzazione diretta di tale natura. Il Dharma, è quindi direttamente esperibile (sandiṭṭhiko) atemporale (akāliko), esperienziale (ehipassiko), escatologico (opaneyyiko), da sperimentare tramite la propria intelligenza (paccattaṃ veditabbo viññūhī) attraverso la pratica dello stesso Buddha-Dharma o Dhammavinaya, ove con Vinaya si intende lo stile di vita propedeutico alla liberazione dal doloroso circolo vizioso del Samsara.

2: Buddhismo dottrinale o Buddhismo dei Nikāya

Nel periodo successivo alla morte del fondatore, l’insegnamento esposto in numerosi discorsi pubblici, si evolse lentamente un sistema dottrinario, detto Buddhasāsana (Dottrina del Buddha); gli enunciati contenuti nei discorsi vennero sintetizzati in un sistema dottrinale abbastanza omogeneo, ed in seguito interpretati e commentati in specifici testi detti esegetici detti Aṭṭhakathā (commentari). Quindi, per via delle diverse interpretazioni date a questo sistema di dottrine, si vennero a formare diverse scuole, le 18 scuole del primo Buddhismo o Buddhismo dei nikāya. Ognuna di esse differiva dalla altre proprio per via delle differenti interpretazioni date ai punti più sottili del sistema dottrinale del Buddhasāsana. Da queste due tendenze o fazioni, sorsero 18 scuole, sei dai Mahāsāṃghika e 12 dallo Sthavira nikāya, fra le quali vi è la stessa scuola Theravāda delle origini, prima cioè che essa si diffondesse in Sri Lanka e da li nel resto dell’Asia. Di seguito l’elenco delle dodici scuole sorte dallo Sthavira nikāya con i nomi in sanscrito:

Vibhajjavāda

Mahīśāsaka

Sarvāstivāda

Kāśyapīya

Sankrantika

Sautrāntika

Dharmaguptaka

Vatsīputrīya

Dharmottarīya

Bhadrayānīya

Sannāgarika

Saṃmitīya

Le sei scuole nate in seno al Mahāsāṃghika:

Mahāsāṃghika

Gokulika

Prajñaptivāda

Bahuśrutīya

Ekavyahārikas

Caitika

3: Buddhismo religioso

Infine, dal fermento intellettuale e dallo sviluppo dottrinario e metafisico di queste scuole, si formarono, in diversi paesi dell’Asia, in diversi momenti storici, le specifiche forme di buddhismo che noi oggi conosciamo, il Theravāda o Via degli anziani, il Mahāyāna, o Grande veicolo, con le sue molteplici tradizioni ed il Vajrayāna, Il Veicolo adamantino.

Il Theravāda

La scuola antica o Theravāda ha origine quindi dalla scuola Vibhajjavāda, detta dei particolaristi o analizzatori, una corrente interna dello Sthavira nikāya; Il Theravāda è tutt’oggi praticato in Sri Lanka, Bangladesh,Thailandia, Birmania, Cambogia, Malesia,ed Indonesia.

Il Mahāyāna

Dalle scuole nate dal Mahāsāṃghika si originarono poi le due correnti principali del Mahāyāna, la Madhyamaka, (La Via di Mezzo), fondata da Nāgārjuna nel II secolo d.C, e la Yogācāra, conosciuta anche con i nomi di Vijñānavāda (idealisti) e Cittamātra (Mente-Matrice). Le dottrine di queste ultime due scuole sono tutt’ora seguite e praticate dalle tradizioni ad indirizzo Mahāyāna, ovvero, nel Buddhismo Cinese, Giapponese, Coreano, Vietnamita e Tibetano.

Il Vajrayāna

Dal Mahāyāna si sviluppò un’altra corrente di pensiero. a carattere esoterico, definita Vajrayāna, (Via Adamantina) o Tantrayāna ( Via del Lignaggio esoterico) o anche Mantrayāna (Via dei Mantra o sacri inni).

Secondo la storiografia contemporanea il Buddhismo Vajrayāna compare in India nel VI-VII secolo d.C. Esso consisterebbe in un sincretismo tra alcune dottrine induiste denominate tantrismo, fondate anche su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahāyāna. I suoi testi fondamentali, denominati Tantra, sono databili intorno a quel periodo. Se questi testi si fondano o meno su tradizioni orali precedenti è argomento ancora oggi controverso e discusso.

Secondo la tradizione Vajrayāna, invece, le proprie dottrine sono assolutamente ortodosse e hanno origine, tra gli altri, dallo stesso Buddha Śākyamuni. Secondo tale tradizione il Buddhismo Vajrayāna è la forma di Buddhismo sviluppatasi a partire da quello che è stato definito il “Quarto giro della ruota del Dharma” da parte, tra gli altri, del Buddha Śakyamuni alla classe di discepoli aventi i requisiti necessari e comunque spiritualmente più maturi.

È in questo lungo processo di evoluzione, durato più di 2500 anni, che il Dharma esposto dal Buddha storico si è trasformato dapprima in un sistema dottrinario ed infine in una molteplicità di movimenti fortemente impregnati di elementi culturali, religiosi e folkloristici.

Gli yānā, i veicoli del Dharma

Il termine sanscrito yāna deriva dalla radice verbale yā- “muoversi” , ed è generalmente tradotto con veicolo; benché nel Canone Buddhista non vi sia alcun accenno ai differenti yāna, nel corso della storia sorsero diversi veicoli o yana.

Di seguito una tabella riassuntiva dei diversi veicoli:

Loka yāna (lokiya marga): Il Veicolo mondano: è il veicolo di chi aspira ad ottenere una rinascita positiva in uno dei tre reami esistenziali superiori: il reame umano, quello dei semi dei e quello degli dei.

Śrāvakayāna : Il veicolo degli uditori (discepoli), prende il nome dal fatto che in epoca antica, il sapere veniva trasmesso oralmente da maestro a discepolo. E’ il veicolo di coloro i quali desiderano ottenere la propria liberazione dal circolo vizioso del Samsara. In alcuni testi è definito, in senso derogatorio come Hīnayāna o veicolo inferiore.

Pratyekabuddhayāna : Il veicolo dei realizzatori solitari. Questi sono praticanti che hanno realizzato la liberazione tramite il proprio sforzo e saggezza, ma non avendo le capacità didattiche di guidare altri, ( prerogativa di un Buddha) rimangono silenti.

Bodhisattvayāna : Il sentiero del Bodhisattva, colui che aspira ad ottenere lo stato di Buddha al fine di condurre alla liberazione tutti gli esseri senza distinzioni di razza, cultura o religione. E’ anche detto pāramitāyāna, la Via delle perfezioni, per via dell’enfasi posta sulla pratica delle sei perfezioni di generosità, moralità, pazienza, perseveranza, concentrazione e saggezza, o Mahāyāna, Il Grande Veicolo.

Vajrayāna: Il Veicolo adamantino, anche detto Mantrayāna, veicolo dei mantra, o TantrayānaVeicolo del tantra, o (veicolo della trasformazione); E’ un sistema di pratica connessa al sistema Mahāyāna. Il Vajrayāna si basa su pratiche yogiche quali la meditazione sui mandala, la recitazione dei mantra e le pratiche di visualizzazione dei Buddha  meditazione (Yidam). Nel Buddhismo Tibetano, esso è praticato in combinazione con gli insegnamenti degli altri veicoli.

Il Buddhismo Theravāda pone la propria enfasi sui primi tre veicoli; le diverse scuole Mahāyāna, come ad esempio lo Zen giapponese, Il Chan Cinese eccetera, comprendono anche il Bodhisattvayāna, mentre il sistema tibetano e lo Shingon giapponese includono tutte e cinque i veicoli. Infine, la scuola Nyingmapa del Buddhismo Tibetano suddivide ulteriormente la metodologia buddhista in nove veicoli, incorporando il Veicolo mondano nello Śrāvakayāna e suddividendo il sistema dei tantra in sei categorie.

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